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Una bella e sconosciuta pietra lasciata dallo zio minatore... mezzo secolo fa.

 

Gent.mo Gianfranco Lenti,

Ho trovato il suo recapito on line sul sito gemmologia.netgemmologia.net.

Premesso che non sono ne un esperto ne un appassionato del settore mi ritrovo in casa una pietra minerale che mio zio minatore aveva regalato alla mia famiglia circa 50 anni fa. 

La pietra in questione è molto bella, nera con colori brillanti e cangianti  e di dimensioni considerevoli, allego qualche foto.

Sono anni che cerco di capire di che minerale si tratti ma non sono riuscito  ancora a capirlo ed oltre a questo ovviamente da buon profano se sapesse dirmi di che pietra si tratta mi interesserebbe anche sapere se questo oggetto ha un valore venale ??

Ringraziandola anticipatamente per la riposta,

invio cordiali saluti.

Roberto

 

Buona sera, Roberto

premesso che NON sono un esperto di gemme grezze, salvo poche eccezioni é difficile (quando non impossibile azzardare identificazioni con gli scarsi elementi che può fornire una foto…

O più foto, anche se fatte discretamente bene o almeno a fuoco.  :-)

In quelle che mi ha mandato lei non sono visibili riflessi colorati ai quali lei accenna perché probabilmente la luce incide sul campione secondo angoli eccessivamente aperti.

E non sono visibili nemmeno zone trasparenti quindi dovrei concludere che si tratti di un residuo di fonderia perché é l’ipotesi che mi sembrerebbe più attendibile.

In ogni caso faccia esaminare il suo campione - o una scheggia dello stesso, se ne dispone - e non sarò difficile trarre conclusioni attendibili da un’analisi condotta in modo appropriato.

Un certificato GIA "duplicated": si tratta di un falso?

Buongiorno, premetto che per me è sempre stato un piacere leggere le sue pubblicazioni vorrei un suo parere su un diamante che ho acquistato a Parigi.

Il diamante mi è stato venduto con un certificato GIA su cui c'è scritto "duplicated".

 

Si tratta di un falso?

Confrontandolo con l'anello di mia madre sempre dello stesso colore e con anch'esso certificato GIA però il mio risulta essere molto più giallo.

 

Andando a chiedere informazioni al rivenditore mi è stato riferito che la differenza dipende dalla provenienza della pietra.

 

Può essere possibile un fatto del genere?

 

Ringraziando in anticipo per le sue delucidazioni la saluto.

 

 

Buona sera, Michela

 

i duplicati dei certificati sono una consuetudine di lungo corso, perché invece di rischiare facendo viaggiare i prezionìsi cristalli sono in molti quelli che spargono ai quattro venti le copie dei relativi certificati.

 

Copie che gli istituti emittenti rilasciano senza problemi, oltretutto rendendo felici coloro che comperano i diamanti “sulla carta”…

 

Non ho quindi (troppi) motivi per sospettare un falso, escludendo l’ipotesi che lei abbia provveduto l’acquisto in uno dei bistrot della rive gauche che ricordo con nostalgia.  :-)

 

Calma, però, e non azzardi conclusioni affrettate da un primo - e probabilmente inesperto - confronto fra il suo diamante e quello di sua madre, perché le variabili in gioco potrebbero essere più d’una.

 

Lei non mi precisa né la caratura delle due gemme né il colore indicato nei certificati:

e sappia che una gemma di caratura ridotta apparirebbe certo migliore di una consorella di maggiori dimensioni.

 

E questo a parità di tutte le altre caratteristiche.

 

Non entro nel merito del taglio, a proposito del quale le considerazioni e le conclusioni (previo esame diretto!) sarebbero anche più delicate, ma tanto per elencarle i dettagli che lei NON mi fornisce, le ricorderei che a parità di dimensione, di taglio e di colore (ipotesi abbastanza inverosimile, ma tant’é) LA FLUORESCENZA marcata in uno dei due esemplari e magari nulla nell’altro potrebbe (occhio: ripeto potrebbe) generare una non secondaria influenza nella percezione del colore apparente.

 

Nulla di strano perché una forte fluorescenza azzurra (la più comune) di uno dei diamanti si sommerebbe alla leggera tinta del cristallo (“Serie Cape”, cioé con tracce di colore giallo) facendolo apparire “migliore”, in particolare alla luce del mattino che con la nota ricchezza di raggi UV accentuerebbe il fenomeno di emissione. 

 

In ultimo, e senza ulteriori dettagli, mi riuscirebbe difficile digerire la giustificazione che lei mi riporta, almeno fino a quando il gioielliere non mi fornisse la prova (hai voglia!  :-) dell’origine DEI DUE diamanti.

 

Non che la spiegazione sia strampalata più di tanto, perché per esempio la storica miniera sudafricana di Jaegersfontein ha sempre offerto una corposa percentuale di diamanti con marcata fluorescenza, ma il problema consisterebbe nel risalire al camino diamantifero d’origine.

 

E non ci riuscirebbe nemmeno Sherlock Holmes, credo.  :-)

 

Quanto al sito temo che dovrà accontentarsi di scorrerne a ritroso i contenuti perchè fra le devastazioni di un maledetto hacker e il calo d’interesse verso le gemme si sono ridotti  ridotto drasticamente tanto la frequenza quanto il numero delle e.mail che ricevo.

 

Almeno, di quelle pubblicabili perché d’interesse generale.

Promo-vendite

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Amare le gemme è bello, conoscerle è meglio

Gianfranco Lenti

Gianfranco Lenti GemmologoVia lega lombarda, 22
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Mi ha proposto di accompagnarlo in un viaggio nella sua Madrepatria in centro Africa e di acquistare anche alcune pietruzze grezze: conviene?

Un conoscente mi ha proposto di accompagnarlo in un viaggio nella sua Madrepatria in centro Africa e visto che tanto eravamo sul posto di acquistare anche alcune pietruzze grezze.

Lui sembra molto pratico visto che non è riuscito ad aprire un deposito qui in Italia solo per problemi burocratici (mà và) io lo sono un po' meno…

Le domande sono:

-  tutto ciò è legale?
-  al di là della legalità conviene?
-  le posso portare da voi a far stimare ed eventualmente tagliare e quanto mi costa?

certo di una vostra cortese risposta porgo cordiali saluti.
Mauro

Buona sera, Mauro

se la meta è la Repubblica del Centrafrica le posso dare informazioni dettagliate, perché la conosco forse meglio di altre zone diamantifere dell'Africa.

L'acquisto di diamanti, in Africa, é sempre un problema, di solito aggravato tanto dall'inesperienza dei compratori quanto dalle condizioni locali, non ultime le "qualità" dei venditori.

Immagino lei vorrà fermarsi a Bangui, la capitale, franando e a volte barricandosi nell'unico albergo che, in un bellissimo posto in riva al fiume di confine con il Congo, le garantirebbe un certo livello di tranquillità. 

Prima raccomandazione:

nel caso lei ci fosse arrivato con un visto turistico, "NON SI AZZARDI NEMMENO a guardare i diamanti" (questa é la legge!) altrimenti si ritroverebbe subito in un girone infernale peggiore delle peggiori fantasie dantesche.

Per sua informazione, un "gemmoturista" con visto turistico ha pagato fior di dollari perché, all'imbarco per il ritorno, fu trovato in possesso di una semplice lente 10x…

E in Centrafrica NON abbiamo nessuna rappresentanza diplomatica da intenerire con abbondantoi (e inutili) lacrime affinché intervenga in nostro favore.

Mi sono spiegato?

Guardi che non esagero, e quasi certamente lei sarà oggetto di offerte da parte dei più diversi personaggi i quali, magari delusi da una mancata vendita, la potrebbero tranquillamente denunciare per dividersi poi una parte di quanto spremuto da lei.

Se non viaggiasse con un visto commerciale lasci quindi che sia il suo collega a operare scelte e acquisti in uno dei (pochi) comptoirs autorizzati.

Pochi e recentemente ridotti a quanti se ne conterebbero sulle dita di una mano, e quindi meglio controllabili dalle autorità.

Quanto alla convenienza dell'operazione, se lei non é del ramo o non può comunque contare su collaborazioni specializzate, sarà già un successo se non le rifileranno delle (stupende) patacche cinesi, che nell'imitazione dei grezzi di diamante hanno raggiunto livelli sublimi di credibilità estetica.

Non nei comptoirs ma con offerte "libere", alle quali é necessario negarsi con ferrea determinazione.

Quanto al denaro necessario, veda di trovarsi una banca locale corrispondente della sua, e si faccia domiciliare una lettera di credito divisibile, che userà per eventuali acquisti importanti.

Per il resto, SOLO "traveller's chèques" e pochi spiccioli come pocket money.

E se vuole crearsi delle simpatie (solo delle simpatie NON della riconoscenza, sia chiaro) porti con lei tutti gli abiti che può saccheggiare dal suo guardaroba, per regalarli ai locali.

O, se avesse amici fra medici e farmacisti, anche uno scatolone di medicine (che per fortuna pesano poco) per una qualche missione rintracciata prima della partenza..  :-)

Ultimo, ma non meno importante, é il dettaglio riguardante la burocrazia dell'export dall'Africa (fatture intestate al destinatario, certificato d'origine, doc. Kimberly Process) e dell'infelice import che grazie alle assenze (mentali?) dei nostri eurodeputati si può fare solo in Belgio o, volendo, in posti ameni e sereni con grandi tradizioni orafe come la Bulgaria e la Romania. (!)

Per i primi potrebbe rivolgersi, per informazioni aggiornate, all'ambasciata del Centrafrica a Parigi.

Per gli altri, e se non vuole cimentarsi di persona, a uno spedizioniere belga o al suo corrispondente in Italia.

Le auguro di comperare diamanti di ottima qualità, e di caratura ALMENO di quattro carati, altrimenti i costi di taglio (a Valenza pari a ca. 200 / 250 € al carato)) le renderebbero poco remunerative le operazioni relative.

Così facendo il tutto sarebbe legale, e lei avrebbe titolo per DETENERE i diamanti e per farli stimare da me o da qualche collega, grezzi o tagliati che siano.

Ripeto DETENERE, perché per commerciarli nella ragionevole speranza di ricavarne un utile le servirebbe una licenza per commercio di preziosi…  :-)

Scorra, nel sito, le varie risposte con gli altri dettagli che ho già fornito in tema, e prima di imbarcarsi in quest'impresa si faccia un bell'esame di coscienza. 

Ricordando che:

a  -  che i suoi (eventuali) acquisti "convengano" (rendano economicamente)

       é un risultato che dipende da molti fattori: 

       intanto dalla sua abilità di compratore, e poi da quella di venditore,

       alla fine dei vari passaggi.

       E servirebbe anche un tantino di fortuna, che non stona mai... :-)

b  -  lei NON é obbligato a comperare, quindi se non trovasse merce

       interessante, avrà speso SOLO i soldi per un soggiorno nell'Africa vera;

c  -  per saggiare la sua competenza quasi certamente le sottoporranno

      singoli cristalli o interi lotti già "scremati" da altri, e comunque

      a prezzi esorbitanti;

d  -  meglio lasciar perdere la profilassi antimalarica perché,

       ai primi sintomi sospetti, ci si rivolge all'ospedale francese di Bangui

       dove con alcune pastiglie si risolverebbe il problema;

e  -  In loco l'AIDS ha sterminato almeno un paio di generazioni, quindi

       se si annoia (e le piace il rischio) potrò sempre giocare alla roulette russa,

       che é meno pericolosa…

       O fare magari una bella nuotata nel fiume, ove nelle tiepide acque

       fare amicizia con un socievole e sorridente coccodrillo.  :-)

Infine é importante ricordare la scorta di disinfettanti e di medicinali personali, insieme a siringhe, aghi, il termometro e magari un flaconcino di permanganato di potassio o di amuchina (si trovano anche in loco... a volte) per disinfettare la meravigliosa e pericolosa frutta fresca.

Se proprio non ne potesse fare a meno.

Buon viaggio.

lL pietra si può perdere senza nessun urto violento? Sarà l'oro scadente? Cosa dovrei accertare?

Salve,

navigando in rete mi sono imbattuta nel suo sito e vorrei approfittare della sua gentilezza per chiederle un consiglio.

A Natale ho ricevuto dal mio fidanzato un bellissimo anello, con un diamante taglio brillante, acquistato da un noto gioielliere della mia città, con certificato GIA, carati 0,73 colore D montatura a griffe.

Premetto che lo indosso solo quando esco, per fare shopping o a cena fuori, MAI quando sono in casa, non faccio mai lavori pesanti ne' lavori domestici.

Pochi giorni fa mi sono accorta che il diamante si muove, riesco a girarlo e se agito la mano sento anche un tintinnio.

Sono andata dal gioielliere che mi ha detto, liquidandomi "ci hai preso una botta" ma....assolutamente NO.

Non ho sbattuto me lo ricorderei.

La pietra non è scalfita non ci sono segni nemmeno sulla montatura.

Mi ha detto cmq che l'avrebbe mandato da colui che l'ha montato per farlo vedere e sistemare.

La signora della gioielleria mi ha anche detto "io senza accorgermene, ho perso la pietra! "

Ma come???

Davvero la pietra si può perdere senza nessun urto violento?

Senza accorgersene?!

L'anello non gliel'ho lasciato, dicendo cmq che ci sarei ripassata in settimana.

Lei cosa mi consiglia?

Cosa dovrei accertare?

Non mi sembra giusto!

Sarà l'oro scadente?

Che problemi potrebbero esserci?

Grazie per la sua disponibilità
Sara

Buona sera, ansiosissima Sara

otto punti interrogativi sono un pungolo irresistibile, quindi le rispondo "a tamburo battente".  :-)

E le dico subito che le ipotesi potrebbero essere diverse, e tutte variamente attendibili…

Incominciamo quindi dai griff, che nessuno (e lei nemmeno) precisa se fatti "a filo" oppure a punte massicce, di fusione.

Quelli a filo, ove l'oro é stato "stirato" con una serie di passaggi successivi in trafile apposite, sono decisamente elastici, e soprattutto se almeno in numero di cinque offrono un grado di sicurezza molto elevato:

se il suo anello é fatto così, escluderei proprio l'ipotesi di un fatale urto, tanto più se inavvertito.

I griff di fusione sono invece punte più massicce e a volte presentano qualche problema di plasticità del metallo, se prodotti con temperature inadeguate o, peggio, con leghe economiche, ovvero con scadenti proprietà meccaniche.

Anche il tipo di fissaggio richiede una precisa capacità da parte dell'incastonatore, che con un apposito attrezzo deve "sollevare dei baffi" nel metallo, ovvero dei riccioli che andranno a impegnare la cintura del diamante.

Il tutto dopo aver fresato una sede conica adatta al diametro della gemma.

L'operazione, che sarebbe di normale routine se eseguita dal produttore dell'anello, diventa alquanto aleatoria dal punto di vista delle garanzie qualitative se e quando il gioiello venisse assemblato in momenti e/o da operatori diversi:

chi produce la montatura non é colui che fornisce il diamante, né tantomeno colui che lo monta… eccetera.

Il primo problema consiste quindi nell'essere sicuri che la montatura sia stata prodotta senza economie, come invece succede per le produzioni destinate a oggetti economici…

E poi affidata a mani decisamente capaci per i successivi passaggi.

La rodiatura non presenterebbe rischi, ma la pulitura finale (che é fatta con spazzole rotanti ad alta velocità) potrebbe avere un qualche effetto sui piccolissimi "baffi" di cui sopra, e senza che al momento del controllo finale si noti nulla di anomalo o di difettoso.

Come vede, di ipotesi se ne potrebbero fare parecchie, e le faccio presente che NON ho visto il suo anello, quindi mi astengo dal continuare "con i se e con i ma".

Però le confermo che, in casi davvero infelici, i diamanti si possono perdere in modo davvero inavvertito.

Altrimenti non si perderebbero, a costo di passare ore "a quattro zampe" per ritrovarli.  :-)

P.s.

Se la gioielleria fornitrice del gioiello NON avesse un proprio laboratorio orafo, forse sarebbe bene trovare un buon artigiano che, previa supervisione dell'ammalato, le suggerisca una cura adatta.

Auguri.