| Black Opal |
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| Mercoledì 21 Maggio 2008 19:24 | ||||||||||||||||||||
Black Opaldi Claudio Nardini Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
- Senti, Claudio, l’Australia non é dietro casa: come ci sei arrivato, e perché?
- Ci torneresti o, almeno, pensi di mantenere aperto il contatto>?
Queste le prime battute della corrispondenza con uno dei nostri lettori, un globetrotter entusiasta del quale proponiamo il reportage., avendogli anche estorto alcune foto.
«The home of black opal»
La patria degli opali neri, così gli Australiani chiamano Lightinig Ridge, un piccolo paese nel bel mezzo del bush semidesertico e arido a circa 700 km. da Sydney. Le voci che avevo sentito su queste affascinanti gemme mi hanno spinto nel 1999 ad affrontare il lungo viaggio, sicuro di me stesso e del fatto che avevo il numero di telefono d’un lontano cugino, da molti anni cercatore di opali neri australiani.
Fu subito amicizia nonostante non l’avessi mai né visto né sentito prima, e sono quindi immensamente grato a Peter e a sua moglie Jenny che mi hanno dato la possibilità di vivere questa magnifica esperienza. In due giorni mi furono spiegati nei dettagli il modo di lavoro e gli eventuali pericoli della zona: Peter mi ha parlato dei serpenti e dei Red Spider, certi pericolosi ragni che popolano le pareti delle miniere e le soffitte delle case, dei crolli e anche degli strani personaggi che vivono nel paese. Gente di tutto il mondo, ognuno in cerca di facili fortune, e la mente corre al facile parallelo delle mitiche epopee del west americano.
Pochi alberi per fare ombra e molti canguri che ci osservano, incuriositi dagli strani invasori. E tanto, tanto caldo, in un’esplosione di luce sotto un cielo infinito.
Ho passato due settimane di lavoro pressoché ininterrotto, con il generatore di corrente in superficie che scandisce il tempo, e che fa ritornare il sacro silenzio, immobile, e infinito com’é l'outback australiano ogni volta che finisce la benzina. Due settimane a ripetermi, a convincermi che la claustrofobia non esiste.
Il lavoro è semplificato grazie all’efficienza della locale LRMA (Lightining Ridge Miners Association) che oltre a proteggere e tutelare i diritti dei singoli minatori, si preoccupa di contrastare l'invasione delle multinazionali. Il livello produttivo, per gli opali, si trova al di sotto del primo strato di terra rossa, nelle irregolarità del terreno "folt" da circa sette fino a venti metri di profondità. Per il pozzo verticale di discesa è necessario un tecnico con una grande escavatrice, e l'operazione può costare varie centinaia di dollari, ma poi è sufficiente un casco protettivo, un piccone e tanta voglia di scavare E un barattolo ben chiuso per portare in superficie tutto ciò che appare interessante.
Il terreno è morbido e privo di sassi, e vi si possono trovare piccole vene di opale o singoli, ambitissimi nuclei, i "nobby" generalmente di gran valore.
La terra che finirebbe per intasare le gallerie è portata periodicamente in superficie, per essere poi setacciata alla luce del sole. Molti opali sono stati trovati così, e questa ricerca dà emozioni che non hanno nulla a che vedere con l’avidità., perché ci si sente piuttosto creatori del bello... o almeno compartecipi!
Dopo aver scavato tutto il giorno é impossibile mancare al rito della la tradizionale visita al club, dove s’incontrano altri minatori con cui sorseggiare parecchi boccali di ottima birra. E dove è possibile stringere accordi con gli onnipresenti compratori giapponesi, che magari non parlano neppure l'inglese, ma quando e con chi vogliono si fanno capire benissimo. Roba da matti e dire che in Italia gli opali neri sono pressoché sconosciuti!
Gli Aborigeni credono che l'opale sia sacro, magico e potente poiché gli spiriti degli antenati vivono nella gemma e gli conferiscono poteri soprannaturali. E forse è vero, visto che a Lightinig Ridge tutti vivono con la convinzione del potere della gemma, ricercandola quindi con rispetto e un poco di timore nei più nascosti anfratti della terra. Ho passato giorni incredibili, ho vissuto come un vero minatore e ho conosciuto una realtà difficilmente immaginabile:
Saluto, Ringrazio e spero di rivedere presto Peter e Jenny, Jon, Vic-amigocastle, Rubs, e tutti coloro che vivono a Lightining Ridge. Non so quando, ma so che tornerò. Come turista, o come operatore turistico, come cercatore o come collezionista di opali, da solo o con un gruppo di amici. Magari alla ricerca di nuovi spazi di vita.
-- Claudio Nardini xclax (a) iol.it
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| Ultimo aggiornamento Sabato 11 Aprile 2009 23:01 |