Perle: rispondo a spanne perché non ho capito la domanda... (2) |
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| Scritto da Gemmologia.NET |
| Mercoledì 03 Febbraio 2010 22:10 |
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Buonasera, mi scusi ma io 20xxx l'avevo interpretato come un prezzo.
Il Giappone forse l'ho dato per scontato,visto che c'e' la maggior parte di persone che e' convinta che le perle belle vengano solo da li,' (il che sarebbe vero spendendo pero' cifre astronomiche), che mi risulta siano appetibili solo a una ristretta cerchia di persone (che spesso, nemmeno le comprano dal gioielliere) mentre ho visto piccoli gioiellieri spacciare perle coltivate in Cina, come giapponesi e rivenderle X000 euro, che ritengo sia troppo poco per perle giapponesi.
Il 75 % di perle in circolazione sono cinesi.
Volendo si possono avere perle giapponesi anche con X00 euro ma per quella cifra le perle coltivate cinesi sono molto meglio.
Ho chiamato difetti quelli che lei a ragione chiama imperfezioni del manto, pero' io con i clienti se comincio a raccontare la storia del manto e dei parametri valutaivi, finisco col vedere gente che non m segue piu' e ho adottato termini piu' semplici e comprensibili per un profano.
La cosa che mi stupisce ultimamente e' che spesso vedo vendere in gioielleria fili di perle di un bel colore lucente bianco, perfettamente rotonde fimate da note marche di perle o di gioielleria a prezzi stracciati che mi lasciano perplessa.
Quando posso, io faccio un attento esame sul colore e la luminescenza, perche' ci sono nuclei di vetro rivestiti e bombardati a caldo con polvere madreperlacea, che sono molto facili da confondere con le vere perle e anche io ho preso delle cantonate. Mi sono convinta che se mi danno un filo troppo perfetto e ' sicuramente falso.
Ma che dire quando ho acquistato a campione, un filo di perle di media grandezza, senza difetti visibili a occhio nudo a X00 euro con tanto di garanzia scritta di un noto stilista? Li mi sono persa.
Io di solito, quando posso e non sempre posso, considerando che un'analisi della camera di commercio costa olltre X00 euro, per verificare l'autenticita' delle perle (parlo di cinesi) ne sfilo una e la rompo, se e' fatta come una cipolla mi sta bene, se rotola via un nucleo di vetro, la porto indietro.
Le chiedo una cosa, visto che ha parlato delle perle oggi di moda, come definisce le perla Biwa? Come si ottengono?
Grazie per l'attenzione Miriam
Salve, Miriam
le premetto che non posso entrare nel merito dei prezzi delle perle, per due motivi: a - in materia io ho un orizzonte alquanto ristretto perché non bazzico i negozi, e b - ne ho una conoscenza tutto sommato ridotta poiché per me sono quasi solo oggetto d'interesse, ma non certo materia di studio gemmologico approfondito, né d'indagine statistica.
Le perle coltivate in Giappone sono (giustamente) famose per la loro bellezza, ma le ricordo che sono pur sempre un prodotto derivato dall'intervento umano, pertanto il pregio dei diversi fili dipende non tanto dalla zona di produzione quanto da fattori come le condizioni ambientali e la durata della coltura, prima, e dal rigore delle selezioni commerciali, poi.
Ritengo quindi assurdo ritenere sinonimo di eccellenza qualitativa quella che é solo un'origine geografica, perché una bella perla sarà bella qualunque sia la sua origine: Giappone, Filippine, Oceania, Australia o Messico... o Cina.
Non sapevo che "noti stilisti" "firmassero" anche fili di perle: ne ignoro la competenza, ma ne ammiro la capacità di convincimento. Soprattutto verso persone prive tanto di gusto quanto di senso del ridicolo. A mio parere, ovviamente.
In compenso il mio autocontrollo m'ha salvato da una crisi isterica (da panico!) nel leggere del suo "metodo d'indagine" a proposito di perle di dubbia natura: ma davvero lei ne prende una a martellate (lo schiaccianoci sarebbe più elegante...) per rendere poi quanto rimane in caso di esito negativo?
Immagino che la restituzione avvenga via posta, o che lo faccia di persona solo indossando un giubbetto anti-proiettile (Classe IIIA, minimo), tanto che sarei davvero curioso di conoscere le reazioni del malaugurato fornitore...
Tempo addietro, un allegro interlocutore ventilava la "prova del mattone" a scopo di verifica dei rubini del Myanmar, ma le assicuro che entrambi NON sono metodi professionalmente e gemmologicamente accettabili.
Le faccio comunque presente che, quando le perle in esame hanno un foro passante, é abbastanza semplice individuare al microscopio lo strato di perlagione dalla sfera di vetro che ne costituisce il supporto, valutandone nel contempo lo spessore. Non disponendo di una camera a raggi X si userebbero anche delle sottili sonde a fibre ottiche, tipo ago, ma di solito non sono indispensabili.
Quanto alle perle "Biwa" prendono il nome dal più grande lago giapponese, situato nei pressi dell'antica capitale Kyoto, che oltre a luogo di coltura perlifera é anche fonte di acqua potabile e importante approvvigionamento ittico. Sono perle che grazie alla loro bellezza godono di ottima reputazione sul mercato. e per le quali valgono tutte le considerazioni e le variabili relative al magnifico dono di umili molluschi. Il colore predominante é il bianco, ma presenze diverse di plancton, di alghe o di temperatura e chimismo delle acque possono dar origine a individui con bellissimi colori.
Colori delicati, perché quelli troppo marcati sono sempre la conseguenza di una successiva tintura artificiale da parte dell'uomo. |